Aggregatore di feed

Riflessione su “Le cose dell’amore” di Umberto Galimberti.

Antonio Romano - Pensieri e Parole - Gio, 25/03/2021 - 13:31

Nel suo “ Le cose dell’amore” al capitolo 15 “Amore e immedesimazione”, Umberto Galimberti (comunista, laureato alla Cattolica di Milano) scrive:

Nel tentativo disperato di non essere un estraneo all’altro, chi ama cerca di essere come presume l’amato lo voglia. E cosi si allontana da sé fino a rinunciare a se stesso, per diventare, rispetto all’amato il suo doppio, il suo specchio, la sua conferma.

Quel che si crea in questa distorsione  dell’amore  è da un lato la solitudine narcisistica  della persona amata, che trova  nell’amante null’altro che la conferma di sé, e dall’altro la dipendenza totale  dell’amante  dall’amato che, in questo modo, si allontana da sé, per prodursi solo come riflesso dell’amato.”

Facciamo un gioco e cambiamo la frase sostituendo “chi ama” “amante” con Gesù. Di certo il campione fra coloro che dicono di aver amato. E “l’amato” con “l’uomo” di certo la creatura più amata dell’universo. La cosa quindi diventa:

Nel tentativo disperato di non essere un estraneo all’altro, Gesù cerca di essere come presume l’uomo lo voglia. E cosi si allontana da sé fino a rinunciare a se stesso, per diventare, rispetto all’uomo il suo doppio, il suo specchio, la sua conferma.

Quel che si crea in questa distorsione  dell’amore  è da un lato la solitudine narcisistica  della persona amata (l’uomo), che trova  in Gesù null’altro che la conferma di sé, e dall’altro la dipendenza totale  di Gesù  dall’uomo che, in questo modo, si allontana da sé, per prodursi solo come riflesso dell’uomo.

Dopo un incipit folgorante, tutta l’esposizione ha un decadimento pazzesco. Diventa priva di senso.

Delle due l’una: o l’esposizione originaria non ha senso, oppure sostituendo dell’entità generiche (l’amato l’amante) con due entità specifiche (l’uomo Gesù) il senso è completamente sconvolto.

Visto che non ho alcun motivo di dubitare della saggezza di Umberto Galimberti, arrivo però  trovare conferma nella potenza distruttiva di “Colui che fa nuove tutte le cose”.

Galimberti non dice cose sbagliate, ma le riferisce ad una visione antropologica dell’uomo di certo poca cristiana. O quanto meno non ha fatto i conti con Colui che, Figlio Prediletto del Padre, ha voluto essere il più importante amante dell’umanità.

Realizzato con Drupal, un sistema open source per la gestione dei contenuti

Sito gestito dall'Associazione Arianet P.I. 02533930646